Il sangue e il plasma sono alla base della medicina moderna. Il perseguimento dell’autosufficienza anche di farmaci plasmaderivati (oltre che di sangue) è obiettivo strategico di ogni Nazione evoluta. E l’Italia è forse l’unico Paese al mondo a voler garantire da sempre, per legge, la propria autosufficienza esclusivamente da plasma di donatori volontari, periodici, non remunerati e possibilmente associati.
La lavorazione industriale del plasma raccolto dai centri regionali è finalizzata alla produzione dei plasmaderivati (albumina, immunoglobuline endovena aspecifiche, fattore VIII…),che spesso sono farmaci salva-vita utilizzati per il trattamento di malattie come l’emofilia di tipo A e B, per le patologie emorragiche e le immunodeficienze primarie, la profilassi di gravi infezioni nei pazienti trapiantati e come sostituti di alcuni componenti del sangue in persone con carenze congenite.

Negli ultimi anni, a livello internazionale e in Italia, si sta verificando un costante aumento dell’utilizzo di plasmaderivati. Aumento che si sta registrando anche in Veneto, specie per albumina e fattori della coagulazione, come annunciato da un convegno dell’Istituto Superiore di Sanità e del Centro Nazionale Sangue a maggio scorso. Incrementi destinati ad aprire nuovi scenari e prospettive per le Regioni in fatto di lavorazione del plasma raccolto dai donatori e per le Associazioni che li riuniscono, come Avis e Fidas. Specie alla luce di una novità: il libero mercato. Finora la lavorazione nazionale del plasma raccolto in Italia avveniva, infatti, all’interno del monopolio previsto dalla normativa nazionale.

Con il decreto ministeriale del 5 dicembre 2014 (che segue la legge 219 del 21 ottobre 2005), la produzione regionale è stata aperta alla concorrenza, dando la possibilità alle Regioni di stipulare convenzioni anche con aziende operanti sul territorio europeo.

Il Veneto, capofila dell’Accordo Interregionale che riunisce 9 Regioni, ha portato a conclusione, per la prima volta in Italia a seguito dell’apertura al libero mercato, la gara di appalto. L’azienda vincitrice si aggiudica così il servizio di lavorazione del plasma raccolto da donatori volontari nelle strutture trasfusionali regionali di Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto, Province Autonome di Trento e di Bolzano.

 

Se ne è parlato in un convegno di portata nazionale a Mestre, all’Hotel Laguna Palace, organizzato da Avis e Fidas regionali grazie al Fondo Interregionale Sangue che finanzia le iniziative comuni. Il convegno ha visto gli interventi dei massimi esperti in Italia, della dott.ssa Maria Rita Tamburrini, direttore dell’Ufficio VII Trapianti e Sangue del Ministero della Salute, della dott.ssa Simonetta Pupella, direttore dell’Area sanitaria e sistemi ispettivi del Centro Nazionale Sangue, dei presidenti nazionali di Avis Vincenzo Saturni e Fidas Aldo Ozino Caligaris, del direttore del Coordinamento Regionale Attività Trasfusionali del Veneto dott. Antonio Breda, del prof. di Etica Clinica presso l’Università degli Studi dell’Insubria, Mario Picozzi e del presidente Gruppo Aziende Emoderivati Farmindustria Francesco Carugi.A moderarli il coordinatore del Comitato medico Avis nazionale, Bernardino Spaliviero e Fabio Sgarabottolo, presidente Fidas Veneto. La tavola rotonda del pomeriggio ha visto le esperienze dei Centri regionali sangue di Toscana, Piemonte, Abruzzo, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. Conclusioni affidate a Gino Foffano, presidente Avis Veneto.

Relazioni Convegno 25.06.2016 mestre

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